CRISI UMANITARIA A GOMA

Eddy Zamperlin, educatore della nostra Comunità fin dalla sua fondazione 2005 ed animatore nelle attività di promozione sociale della Corte Samuele dal 2001, una persona che ha lasciato un importante impronta nella storia della nostra Associazione, si è trovato coinvolto nella crisi che sta scuotendo la Repubblica Democratica del Congo. Dal 2008 Eddy lavora per Ong\” Associazione Amici dei Bambini\” con sede a  San Giuliano Milanese,tale Associazione, nata nel 1986, si occupa di garantire il diritto alla famiglia per i bambini abbandonati.Nel corso degli anni Eddy si è trovato a lavorare in molti paesi stranieri,Moldavia,Haiti,Colombia ed era la seconda volta che si trovava ad operare nella Repubblica Democratica del Congo e proprio nella città di Goma dove nell\’ultima settimana la situazione è precipitata daun punto di vista militare. Eddy, dalle notizie che abbiamo, si sta allontanando con mezzi propri da quel teatro di guerra e sta raggiungendo Kigali in Ruanda. Augurando al nostro caro ex collega di tornare in patria sano e salvo per riabbraciarlo vigorosamente,lo aspettiamo di cuore in comunità per una visita che sarà carica di significato visti gli ultimi accadimenti di cui è stato testimone.

Di seguito pubblichiamo degli estratti dalla rassegna stampa che fotografa la crisi congolese.

Dl Corriere.it

Repubblica Democratica del Congo, decine di migliaia in fuga dalla guerra

di Riccardo Noury

Conflitti | La tregua è finita. Dopo tre mesi di sospensione delle ostilità nell’est della Repubblica Democratica del Congo, l’avanzata dei ribelli dell’M23 è ripresa, l’esercito nazionale è arretrato e, come sempre, la popolazione civile è fuggita in cerca di riparo. Si tratta di decine di migliaia di persone, che vanno ad aggiungersi al mezzo milione già sfollato in estate (nella foto, sfollati in un campo nei pressi di Goma nel 2008). Quello che molti osservatori paventavano e che avevamo segnalato in questo blog ad agosto, è dunque accaduto. L’M23, acronimo di 23 marzo, dal giorno del 2009 in cui il governo e il gruppo armato Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) firmarono un accordo di fatto mai applicato, ha assunto il controllo di buona parte della provincia del Kivu Nord e martedì è entrato nel capoluogo Goma, un milione di abitanti. L’esercito nazionale, nonostante l’uso degli elicotteri d’attacco della Missione dell’Onu (criticatissima per aver lasciato cadere la città), si è presto arreso: i militari presenti in città sono stati disarmati, dopodiché chi è scappato, chi ha cambiato divisa…. Il rischio ora è il caos totale. Parte della popolazione di un paese grande quanto l’Europa occidentale non approva l’operato del presidente Kabila ma considera l’M23 un esercito di occupazione e non di liberazione. Dalla sua nascita ufficiale, nell’aprile di quest’anno, l’M23 ha avuto una condotta spietata: stupri di massa, arruolamento forzato di bambini e uccisioni. Ciò non meraviglia, dato che è diretto da persone ricercate dalla giustizia internazionale, Bosco Ntaganda, Sultani Makenga e Sylvestre Mudacumura. È ben armato, come testimonia l’impiego di mortai da 120 millimetri, armi devastanti a causa della loro imprecisione. A luglio, Amnesty International aveva denunciato che il Ruanda riforniva l’M23 di reclute e armi. Secondo le Nazioni Unite, i ribelli sono sostenuti anche dall’Uganda. I due paesi negano di aver violato l’embargo sulle armi in vigore dal 2003. Come un macabro pacman, il conflitto insegue i profughi. Almeno 70.000 persone, già sfollate nei mesi scorsi, hanno dovuto abbandonate il campo di Kanyaruchinya, troppo vicino a Goma, per rifugiarsi in quello di Mugunga. Nella zona di Goma, si trovano ancora migliaia di sfollati, la maggior parte dei quali accolti nel Centro educativo Don Bosco, gestito dai Salesiani di Don Bosco con il supporto dei volontari del VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo. L’M23 si è dichiarato pronto a intraprendere le mille miglia di marcia che separano Goma dalla capitale Kinshasa. Uganda e Ruanda gli hanno detto di fermarsi. Obbedirà all’ordine?

Da Yahoo.notizie  (ASCA) – Roma, 20 nov – Sono oltre 7mila le persone arrivate negli ultimi tre giorni nel Centro educativo Don Bosco Ngangi di Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, gestito dai Salesiani di Don Bosco con il supporto dei volontari della ong VIS-Volontariato Internazionale per lo Sviluppo. Secondo il censimento realizzato oggi dagli operatori del Centro Salesiano tra queste 7 mila persone, 5 mila sono bambini e 111 di loro sono arrivati completamente soli. I migliaia di profughi sono in fuga dal conflitto riaccesosi giovedi\’ scorso tra l\’esercito regolare congolese (FARDC) e diversi gruppi ribelli, tra i quali il principale e\’ l\’M23. \’\’Abbiamo aperto le porte a piu\’ di 7000 profughi e sfollati arrivati due giorni fa dal campo di Kanyaruchinya e da altre zone. La tregua prevista nella giornata di ieri, non e\’ durata. I rifugiati sono nella grande sala, nelle classi, in qualche tenda e riparo di fortuna sul terreno di basket e in tutti gli spazi disponibili\’\’, ha dichiarato Padre Piero Gavioli, direttore del Centro Ngangi a Goma.

Un intervento scritto di Eddy del 02-07-2012

Data:02-07-12

A Goma, in mezzo alle bombe. Come si lotta per i bambini abbandonati tra polizia, locali vietati e coprifuoco


Un servizio dal \”Mattino di Padova\” su un premio assegnato ad Eddy Zamperlin:

LE STORIE / Giovani veneti, talenti con la valigia








di Silvia Zanardi



  1. Un\’ immagine di Eddy

PADOVA. Lavorare all\’estero può essere una missione, una necessità oppure l\’unica alternativa per realizzare un obiettivo che, in Italia, si rivelerebbe impossibile. Ogni veneto che prende la valigia e parte ha la sua storia da raccontare, il suo cumulo di ricordi da lasciare alle spalle e tanti obiettivi da raggiungere. Lo può dire Eddy Zamperlin che, da cooperante in cerca di famiglie per i bambini abbandonati, ha vissuto in Congo, il paese più povero dell\’Africa nera, ad Haiti, un cumulo di case e persone distrutte dal terremoto, e in Colombia, dove la vita di strada si intrappola nella rete del narcotraffico. Davide Mattei, invece, è un project manager volato negli States per donare attimi di felicità a bambini e famiglie che, in un\’altra parte di mondo, entrano nella magia dei grandi parchi divertimento. L\’ultima sua creazione è una specie di autoscontro che celebra il film «Cars»: l\’ha fatta sperimentare da John Lasseter in persona, il direttore creativo della Pixar. A Cambridge, in Inghilterra, vive invece Graziano Martello. Studia le cellule staminali dove è concesso farlo anche su embrioni umani e punta a rimanere in terra britannica per un bel po\’: sa che, in Italia, la vita del ricercatore è ardua. Sono tre under 35 e sabato l\’associazione Padovani nel mondo li ha invitati al Museo degli Eremitani per consegnare loro il premio che, da due anni, dedica alle giovani eccellenze venete impegnate in studi, progetti e compiti di responsabilità all\’estero. Eddy è originario di Montagnana e ha 33 anni. La sua prossima tappa sarà Kinshasa, la capitale della Repubblica democratica del Congo. Ormai la conosce bene: ci ha già vissuto due anni, prima di andare ad Haiti e a Bogotà. In tutti i paesi in cui lo manda la ong per cui lavora (Amici dei Bambini) porta avanti una missione: raccogliere i bambini abbandonati, cercare le loro famiglie naturali e, nel caso in cui queste siano introvabili, renderli al più presto disponibili per l\’adozione nazionale e internazionale. «Un bambino che, in un paese povero e degradato come il Congo, rimane da solo e abbandonato a se stesso rischia di morire ogni giorno a causa di malattie, denutrizione e scarsa igiene», spiega il cooperante «io vado in questi Paesi per garantire loro una famiglia prima che sia troppo tardi. Ne ho visti morire dodici sotto i miei occhi e ci penso continuamente». Per la prima volta, nella storia congolese ha organizzato una tavola rotonda per regolamentare il tema dell’adozione nazionale e internazionale, alla quale hanno preso parte i ministeri coinvolti nel procedimento adottivo e le organizzazioni internazionali; in seguito ai dati emersi, il governo del Congo ha lavorato per creare una commissione interministeriale per la gestione delle adozioni internazionali, entrata in funzione nel 2010, e l’Unicef ha collaborato per definire una guida pratica per gli adottanti. Da qui, Eddy ripartirà. Davide Mattei, che Padovani nel mondo premia nell\’ambito di imprenditoria e management, ha 33 anni, è nato a Thiene e lavora alla Antonio Zamperla di Vicenza, leader mondiale nella fornitura di attrazioni per grandi parchi divertimento come Walt Disney, Universal Studio, Paramount e Six Flags. Davide è ingegnere meccanico e architetto, possiede una duplice laurea che gli consente di unire progettazione e tecnica alla creatività richiesta da un\’azienda che gli commissiona la costruzione di giostre a tema ispirate ai cartoni animati più in voga. Il 2 giugno, al Disney California Adventure di Los Angels, inaugura “Maters, l\’attrazione dedicata al cartone animato «Cars». Al Magic Kingdom in Florida, invece, la giostra rotante di Dumbo progettata da Davide è già all\’opera: «Ormai, quando vedo in giro il marchio della Disney non penso più ai cartoni animati che guardavo da piccolo, ma al lavoro», dice soddisfatto . Uno dei momenti di eccellenza che ha convinto Padovani nel mondo ad assegnargli il premio è stata la presentazione tecnica dei progetti dell\’azienda alla Disney e un\’intervista, durante la fase di cantiere, assieme a John Lasseter. Riconoscimento anche per Graziano Martello nell\’ambito ricerca e sanità. Graziano ha 32 anni ed è un padovano doc, con laurea in Biotecnologie mediche. A Padova, durante il dottorato di ricerca, ha studiato un gene microRna diventato oggetto di un brevetto internazionale come potenziale target farmacologico per l’insorgenza di metastasi in pazienti con tumore alla mammella. Da due anni, lavora al Welcome Trust Centre for Stem Cell Research dell’Università di Cambridge per studiare i segnali che regolano il comportamento delle cellule staminali embrionali e testa composti in grado di controllare il processo del loro differenziamento. «In Italia non potrei fare quello che faccio qui», racconta » «non si possono condurre ricerche sugli embrioni umani e non ci sono abbastanza soldi per fare esperimenti su quelli animali. Sono nell\’ottica di restare qui ancora per un po\’. La cosa che mi rende fiero di lavorare in Inghilterra, è che qui conta solo quanto e come produci. Null\’altro».

17 maggio 2012






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