C.N.C.A. VENETO

NO AI TAGLI DI BILANCIO 2009 OPERATI DAL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA MINORILE AL CENTRO DI GIUSTIZIA MINORILE DI VENEZIA RELATIVI AI MINORI CHE ETRANO NEL CIRCUITO PENALE DEL TERRITORIO DELLA REGIONE VENETO.

Si esprime forte preoccupazione per la riduzione del budget del 69 % per l’anno 2009, relativo al collocamento in comunità di minori con misura cautelare (art.22 d.p.r. 448/88) e con provvedimento di sospensione del processo e messa alla prova (art.28 d.p.r. 448/88). Le comunità, valutata l’impossibilità da parte del Centro di Giustizia Minorile di far fronte al pagamento delle rette, non potranno a breve accogliere minori dell’area penale.

Molti dei nostri gruppi hanno progressivamente costituito efficaci pratiche di accoglienza, investendo su professionalità e reti di solidarietà territoriali, capaci di recuperare minori con complesse situazioni personali dell’area penale minorile, sostenendo le loro famiglie e promuovendo l’integrazione dei minori stranieri. Iniziative non solo di inclusione sociale, ma percorsi capaci di combattere la recidiva, prevenire la devianza, concorrendo in questo modo a garantire la sicurezza dei cittadini.

Pertanto, vi è il forte rischio che queste professionalità si disperdano, proprio quando sembrano aumentare le richieste di servizi di qualità, in particolare dei minori dell’area penale, in ragione delle sempre più complesse problematiche di questi giovani.

Progressivamente si è assistito, di anno in anno, alla contrazione delle risorse per l’area minori, in particolari adolescenti in difficoltà, non solo del Centro Giustizia Minorile di Venezia, ma anche dei Comuni e delle Aulss del Veneto.

L’orientamento di non finanziare progetti in Comunità di adolescenti con bisogni e problematiche sempre più complesse, sottoposti alle misure della sospensione del processo e della messa alla prova, ha creato un paradosso, che incide fortemente sul recupero di questi minori, perché proprio quando, grazie al percorso in Comunità con la misura cautelare, hanno mostrato la scelta di legalità e forti motivazioni a impegnarsi in un percorso di recupero e d’inclusione sociale, non possono più realizzarlo, perché non ci sono le risorse economiche. Tutto questo a fronte del fatto che i progetti all’interno delle misura, come risulta anche da statistiche fornite dalla Giustizia Minorile, hanno dato esito positivo. In termini di recupero e di inserimenti sociali, mediamente ogni anno, pari all’ 80,7% dei casi.(Fonte: Dipartimento Giustizia Minorile – Servizio Statistica)

Si ritiene, quindi, indispensabile e si afferma con forza la necessità di considerare le due misure (quella cautelare dell’art 22 d.p.r. 448/88 e l’applicazione della messa alla prova art. 28) come due momenti strettamente interconnessi, dove, senza la seconda tappa, anche i risultati positivi della prima vengono vanificati, con l’elevato rischio di probabilità di recidiva ed inevitabili ricadute sulla sicurezza dei cittadini.

Inoltre, la riduzione del budget del 65% per spostamenti sul territorio regionale, per esigenze di servizio di assistenti sociali, educatori e psicologi del’USSM Veneto e la riduzione del 50% delle spese telefoniche avranno pesantissime conseguenze, paralizzando di fatto lo svolgimento dei compiti istituzionali di questi servizi su tutte le province venete.

Il taglio suindicato, che impedisce lo spostamento sul territorio di questi operatori, renderà impraticabili: – il sostegno e la responsabilizzazione al minore e alle famiglie; – la co-progettazione e la verifica di progetti individualizzati dei minori in comunità; – gli interventi di conoscenza delle condizioni sociali, familiari, personali e ambientali dei minori sottoposti a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria; – l’assistenza ai minori in ogni fase del procedimento penale; – la promozione di reti territoriali, volte a garantire il recupero e l’integrazione del minore, anche con progetti condivisi tra USSM, Comuni e AULSS, relativi ai minori in Comunità, compreso l’aspetto economico.

“L’esperienza concreta condotta dai gruppi del CNCA evidenzia complesse e differenti tipologie di progetti educativi (…): interventi territoriali di accompagnamento educativo e animazione di strada in contesti informali (…); accompagnamento educativo personalizzato di quei soggetti entrati nel circuito penale finalizzato a contrastare l’utilizzo dell’atto illecito come strumento di identificazione nel gruppo dei “pari” e nel contesto sociale e famigliare; interventi territoriali di accompagnamento educativo in “spazi formali”: comunità diurne, centri di aggregazione, centri “polivalenti” per l’integrazione sociale dei ragazzi sottoposti a misure di restrizione della libertà personale, percorsi integrati di orientamento-formazione e accompagnamento al lavoro, percorsi di autonomia; interventi residenziali: comunità educative, pronta accoglienza, alloggi di accompagnamento all’autonomia per minori e giovani adulti in uscita da percorsi penali”.

Il pesante taglio di bilancio avrà come unico effetto l’aumento di azioni penali di tipo repressivo e punitivo, non corrispondenti a quanto previsto dal d.p.r. 448/88 a tutela dello sviluppo psico-sociale del minore, del suo grado di maturità e dei suoi diritti all’educazione e al recupero. Principi garantiti dalla Costituzione Italiana e da norme e convenzioni internazionali, quali le Regole Minime per l’Amministrazione della Giustizia penale minorile dell’O.N.U. del 1985. Per di più il costo di un minore detenuto in carcere, ha costi giornalieri quasi triplicati rispetto alla comunità; mancano quindi anche criteri di razionalità economica.

Inoltre, “come sostenuto anche in sede di “Osservatorio nazionale Infanzia ed Adolescenza”, soprattutto per dare senso e contenuto – non formale ed astratto – alle modalità delle pene non carcerarie che si svolgono nella cosiddetta area penale esterna, occorre attivare una collaborazione ordinaria dei servizi dell’amministrazione della giustizia con gli Enti locali ed i Servizi Sociali in particolare. In questo modo si rompe la separatezza dell’intervento penale minorile, per restituire al territorio la attenzione dei ragazzi più difficili e le responsabilità di costruire per loro progetti di vita”.

“Sostenere e garantire l’unicità e l’unitarietà di ogni singolo progetto di vita richiede la scelta di garantire continuità progettuale tra la “funzione penale” (i servizi della Giustizia minorile) e la “funzione sociale” (i servizi comunali/territoriali della tutela minorile) affinché il termine della misura penale non coincida drammaticamente con la dismissione della presa in carico e diventi pericolosa occasione di regressione, recidiva, solitudine”.

C.N.C.A. VENETO

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